GABRIELE D’ANNUNZIO

Gabriele D’Annunzio è stato uno dei protagonisti più irrequieti e discussi della cultura e del costume italiano dalla fine dell’Ottocento fino agli anni trenta del Novecento. nella sua vastissima opera egli tenta di realizzare quella fusione fra vita e arte che era stato il sogno degli artisti decadenti. In lui prevale prima un estetismo sfrenato e sensuale, non sempre tuttavia sincero e a volte artificiale, poi il cosiddetto mito del superuomo, molto lontano però dalla radicalità del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche a cui il poeta italiano si era ispirato. Gabriele D’Annunzio nacque a Pescara nel 1863 ed esordì precocemente e con grande successo con le raccolte di poesie Primo Vere (1879) e Canto Novo (1882), in cui era evidente sia l’imitazione di Carducci, sia già una propria ispirazione personale. Trasferitosi a Roma, si inserì nella società mondana e intellettuale della capitale, conducendo una vita frenetica, tra amori e avventure, in nome di un estetismo e di un erotismo a cui sarebbe rimasto sempre fedele. Sul piano letterario assimilò la sensibilità del Decadentismo europeo, nel 1889 pubblicò il suo primo romanzo, Il Piacere, seguito nel 1892 da L’Innocente. Un decadentismo meno morboso e più intimistico viene espresso nel Poema paradisiaco, che risente dell’influenza di Verlaine e che poi influenzerà almeno in parte i crepuscolari. Nel 1894-95, in romanzi come Il trionfo della morte o Le vergini delle rocce, si affaccia l’ideologia del superuomo che diventerà dominante nella sua produzione successiva. Sul finire del secolo iniziò una attività teatrale (Francesca da Rimini, La figlia di Jorio) di grande successo. venne nominato per un breve periodo deputato, passando clamorosamente dai banchi dell’estrema destra a quelli dell’estrema sinistra. Si ritirò infine nella villa “La Capponcina”, vicino a Firenze, dove visse, tra il lusso e gli scandali, una relazione sentimentale con Eleonora Duse, la più famosa attrice del tempo. In questo ritiro compose i primi tre libri (Maya, Elettra, Alcyone) delle Laudi del cielo, del mare, della terra, degli eroi (1903), forse i versi più belli e autentici della sua produzione poetica. Travolto dai debiti, sequestratagli la villa, fuggì in Francia dove compose Merope, il quarto libro delle Laudi, che celebra la conquista della Libia. Rientrato in Italia, allo scoppio della I guerra mondiale, D’Annunzio fu acceso Nazionalista e interventista. La guerra fu per D’Annunzio occasione per tradurre in pratica il suo mito di una “vita inimitabile”. Alla fine del conflitto, protestando contro quella che riteneva una “vittoria mutilata” marciò con unpugno di legionari su Fiume, occupando la città, ma venne scacciato dall’esercito italiano. Si ritirò a Gardone nella Villa che chiamò “Vittoriale degli Italiani” che trasformo in un museo delle reliquie delle proprie gesta. Si schierò apertamente con il fascismo, ma dopo un primo momento di onori e di riconoscimenti, venne isolato da Mussolini. Morì a Gardone, nel 1938, dopo una malinconica e un po’ poetica vecchiaia.

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