SERGIO ZUCCHETTI

POETA

La fontana della giovinezza

 

Occhiali Valentino,
protezione dal sole,
non per veder lontano o vicino.

E’ chiara nelle tue parole
la visione a tutto campo
che di saggezza trasudano da sole.

Il tuo sorriso s’abbatte come un lampo.
Ascolto la tua filosofia di senso,
valori e virtù che ami tanto.

Che la fontana della giovinezza,
da cui attingi amica,
ti mantenga così nella tua bellezza.

Niente di niente ti scompiglia.
Cento e tre?
Io dico: Mille Milia.

 


Il ballo della vita

Re o regina,
principe o principessa,
soldato o soldatina,
farfallino o farfalletta,
qualunque di essi tu sia,o non sia,
prendi il ritmo anima mia.

Bello è il ballo della vita
su una scacchiera calda e colorata.
Fino in fondo,
ballalo con l’anima tua amata.

Osserva il tuo lago:
allegro moderato,
per il giorno appena nato.

Andante ondulante,
per l’evento spumeggiante.
Tempestoso,
per l’evento furioso.

Liscio come l’olio,
per gustare e sognare.
Il tempo è corto,

la musica non durerà.
La strada del cuore
parallela alla via spinosa
scorre e muore.

Fuori tempo che tu sia
prendi il ritmo, anima mia.

Maestro il tuo lago:
prende il tempo per il tempo.
Ascolta la sua musica,
prima che finisca la canzone.

Sergio Zucchetti   2006

 

 

Festa della Donna


Chiudi gli occhi, apri le mani:

In questa vita chiassosa,
giunge nelle tue mani
la festosa mimosa.

Ti porta onore e vitalità.
Nutrita d’amore,
duraturo nell’eternità.

 

 

La sponda rocciosa


 Aspettandoti, passeggio il lungolago.
Acqua limpida e colorata;
aria buona, aria di casa mia.
Ammiro la sponda rocciosa
e due personaggi,
illuminati da una palma raggiante,
stanno parlando.
Il fantasma bresciano
m’invita al silenzio:
io mi siedo e ascolto.

Napoleone:
Simpatici e accoglienti questi Link utili
e si che ne ho combinato loro di tutti i colori.

Mussolini, sotto la sguardo fisso
dell’antilope gigante africana:
E io che li ho presi per i fondelli?

Napoleone:
Però! E guardando in su:
Sai, ogni giorno che passa,
e ne ho visti dei tramonti,
m’innamoro sempre più di questo lago
e il suo firmamento.
Colori veri, profondi,
nuvole geisha che accarezzano il mio viso,
voli angelici di gabbiani,
e il sole che sull’erta della mia fronte
s’appoggia e si riposa, stanco,
dopo aver imbevuto di splendore
tutte queste attornianti meraviglie.

Mussolini:
Taci, taci.
Quel angelo di un gabbiano m’ha accecato.

Napoleone:
Però!
E con un filo di voce :
non ho una mano da darti,
quando tu arrivi
metti la tua mano nella mia
e mi porti via.

Sergio Zucchetti 2006

 

 

MILIA

 

Nostra “omega” incarnata,

centodue anni fa oggi sei nata.

Piena di acciacchi e dolori ci dici.

Sana come un pesce

concludono i dottori felici.

 

E se bisogno sorgerà,

per le vie del mondo

immancabilmente

il tuo bastone ci sarà.

 

Ricca come mai,

quel gran tesoro,

in bocca

nascosto hai.

 

E ai fioccanti complimenti

per una splendida longevità,

alla gente ribadisci sorridente:

Io son contenta di essere qua,

fin che so di esserghe.

Miliatezza che fa riflettere.

 

Buon Compleanno Milia!

 

Sergio Zucchetti 28.08.05

 

 

(“o Fin che la Bissa Va“)


Oltre mille anni fa, in quel di Torri, paese bello,
Re Berengario felice posava il suo fardello.

L’olivo, amico e cervello superfino
ben piantato era alla sua torre vicino.
Dall’alto del castello, sentinella imperiosa,
l’aquilotto torresano acqua e cielo vedea lontano.

Questo paradiso colorato e dal sol bagnato,
da sempre di limoni, olive, e bagnanti ha abbondato.
E Lei, delle bagnanti la più bella,
accanto a sé l’aveva il Re.

Un giorno quale non so
un cigno nel porticciolo arrivò.
L’aquilotto incantato,
il benvenuto gli donò
ma il Re, dall’olivo allertato,
uno sguardo preoccupato lanciò.

Il cigno la via dorata seguiva,

che del porto cornice ne faceva,

e cogliendo una rosa canina

col becco a Lei portò.

 

Inutile dirvi che Lei un bacio gli donò

e Lui in un principe azzurro si trasformò.

 

E Re Berengario, ormai beffato,

lesto nel suo paese è tornato.

 

Sergio zucchetti  2005

 


Olif de Crer

 Sentà a vardar
quel’alber laora che te se ti,
scomensia a volar col ramet en boca,
na colomba nel bel mès del dì.

Ai mei oc encantèè:
i oc de Noè,
e me rempio el cor dè serenità
per la vita nova che sarà.

Splende el sol su le to foie d’arzent
e le me parla spinte dal vent.

Mi ascolto..
e le me parla pian, dentro de mi
e vorià saver come la pregà nostro Signor
in quel giardin fato de tì.

El lavarel l’è pront.
En gos de oio denansì a monte Gù
e me godo el me mondo
ancor de pù.

 


Addio Papa Nostro


Un trapezio la semplice tua bara
di quel cipresso che al cielo s’innalza.
E forte soffia il vento
che mar rosso i Cardinali pittura.

Sapiente si sfoglia il Libro del Vangelo
e apre a una pagina nuova:
pagina nuova nella vita tua.

Assente, la natura di questo mondo
si scatena solerte:
scuote, colpisce quel Libro
con sonore frustate di vento.

Dal centro della tua bara lo sposta
verso il precipizio che l’orlo ne sovrasta.
Ma il Vangelo non casca, non crolla,
non precipita nel baratro mondano.

Tu, Giovanni Paolo, Papa nostro,
viva la “Parola” l’hai tenuta.
E, in fine, quel Libro tanto amato
nelle mani salde della Chiesa è tornato.

E accompagnato dal soave canto
incessante di “Santo” “Santo”,
con il tuo trapezio, sei volato nei cieli.

 


Lago Magico


Scolpito nel montuoso infinito
il maestoso tuo corpo blu.
Ero ragazzino, poi t’ho trascurato,
conoscendo altri laghi e mari
in tutto il creato.

Nessuno come te!
T’impiccolisci all’alba
e accarezzo dolce
la tua sponda rocciosa.
Ti scaldi quando entro
a goder le tue acque limpide.

Incorniciato perenne verde olivo,
fingi magico specchio
per fuochi artificiali,
paradiso per surfisti,
culla dolce per gabbiani.

Il tuo tramonto: un inno all’amore,
intenso, come il tuo colore.
E come Napoleone,
regalmente coricato,
io sempre più a te legato.
                             S.z.

 

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